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Viaggi e outdoor
Italia
ESCURSIONISMO IN SARDEGNA – SECONDA PARTE

Tra canyon e rapaci nel Supramonte di Urzulei

Tra canyon e rapaci nel Supramonte di Urzulei
© Salvatore Frau

Bobore Frau Bobore Frau 7 Dic 2019

Guarda la precedente escursione alla scoperta del Supramonte

 

Dopo aver goduto di oasi, distese di sabbia bianca e meravigliosi panorami costieri, il nostro trekking alla scoperta di una Sardegna poco nota prosegue addentrandoci verso il cuore del Supramonte.

Il cielo si tinge di rosa e i colori del tramonto salutano il nostro arrivo presso il rifugio Lampathu, dove trascorreremo la notte, a circa una decina di chilometri dal centro abitato di Urzulei. Abbiamo appena abbandonato la Strada Statale 125, meglio conosciuta come “orientale sarda”, ma a giudicare dal paesaggio che i nostri occhi possono ammirare, sembra di aver attraversato un vero e proprio confine, una netta linea di demarcazione che separa il resto del mondo da quel magnifico angolo di isola chiamato Supramonte. L’escursione che ci attende è un percorso fuori dal circuito turistico, per quanto sia un po’ azzardato parlare di turismo in questi luoghi. Se non altro perché difficilmente si può dare del semplice “turista” a chiunque si appresti a calpestare certi sentieri.

Tra superstiti e promesse

Sistemiamo le nostre cose nelle stanze e ci godiamo qualche ora di relax davanti al fuoco. Dopo una cena abbondante e qualche bicchiere di vino, il sonno non tarda ad arrivare. Chiudiamo gli occhi ripensando ai grandi spazi e agli orizzonti lontani che tra qualche ora potremo ricominciare a inseguire. Percorrendo le strade che conducono alla località di Fennau si comprende che quella del Supramonte di Urzulei è stata una delle zone più colpite dai dissennati tagli boschivi che nel XIX secolo hanno decimato il patrimonio forestale della Sardegna. Le ampie distese di nuda roccia fanno sembrare gli alberi superstiti dei testimoni attoniti di fronte al disastro operato dall’uomo. Eppure nuove piante stanno lentamente crescendo in mezzo a quelle aspre pietraie, e in quelli che oggi sembrano solo degli esili arbusti vive la promessa di una foresta nuova.

Dopo un percorso a piedi di circa mezz’ora arriviamo al sito archeologico di S’Arena dove possiamo ammirare i resti di due tombe dei giganti, strutture sepolcrali di età nuragica, con camere funerarie lunghe circa 15 metri. Particolarmente suggestivo l’allineamento delle tombe con i resti del nuraghe Perda’e Balla e sull’orizzonte Monte Novo S. Giovanni.

I resti delle tombe nuragiche e del nuraghe Perda’e Balla. All’orizzonte Monte Novo S. Giovanni. © Salvatore Frau

Pietra scavata dall’acqua

Dopo una ripida discesa su un sentiero appena accennato, entriamo in quella che viene chiamata “sa codula manna”: il letto pietroso di un fiume scavato nella roccia che, solo pochi chilometri più a valle, si unirà al canyon di Gorropu. Visitare l’interno di una codula è un’esperienza unica. Ci permette di toccare con mano il lavoro dell’acqua e del tempo ed è inevitabile pensare all’energia impetuosa del fiume nel momento di massima piena. La stessa acqua che ora sembra solo un debole ruscello, che scompare e riaffiora sotto i nostri piedi, dentro camere e corridoi a noi sconosciuti.

Il fiume segna il confine tra il territorio di Urzulei alla nostra destra e il territorio di Orgosolo alla sinistra, in buona parte scampato al disboscamento.

Una “codula”, un fiume scavato nella roccia. © Salvatore Frau

Il regno dei rapaci

Mentre camminiamo sui ciottoli bianchi della codula, numerosi colombacci e piccioni selvatici si alzano in volo, seguiti rapidamente da una sagoma inconfondibile: l’astore ha iniziato la sua caccia. Rapace forestale per eccellenza, presente nell’isola con la sottospecie Accipiter gentilis arrigonii, l’astore sardo trova nei boschi del territorio di Orgosolo l’habitat ideale per la nidificazione. L’astore è una specie schiva ed elusiva e il suo avvistamento è sempre emozionante.

L’elusivo astore sardo trova nei boschi di Orgosolo l’habitat ideale per la nidificazione. © Salvatore Frau

Poco più avanti un gruppo di corvi imperiali rompe improvvisamente il silenzio gracchiando in modo insistente. Altissima nel cielo fa la sua comparsa un’aquila reale. Presente nel territorio con un buon numero di coppie nidificanti, dopo un passato costellato di persecuzioni immotivate, l’aquila sta facendo registrare attualmente un trend positivo in tutta l’isola. Restiamo ancora una volta ammaliati dalla elegante bellezza dei dominatori dell’aria che svincolati dalla gravità ci osservano dall’alto di una corrente ascensionale. Usciamo dalla codula e, seguendo un percorso ad anello, facciamo ritorno alle auto. Il sole si avvicina all’orizzonte e il cielo si veste di nuvole nuove. Attraversiamo a ritroso il varco che ci separa dal resto del mondo, con le gambe stanche e gli occhi pieni di bellezza.

Si ringraziano i compagni di viaggio Sergio, Simone, Giacomo, Davide, Kecco e Eleonora, Jebel Sardinia per l’esemplare organizzazione dell’escursione e Michele per l’accoglienza.

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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