L’itinerario di questa settimana si svolge nell’entroterra di Finale Ligure e tocca alcuni tra i “borghi più belli d’Italia”, Verezzi e Finalborgo, passando per villaggi saraceni e colli panoramici, per poi tornare con il treno. Già, perché così ci risparmiamo una lunga ricerca per il parcheggio, spesso difficoltoso, ed avremo più tempo per godere del paesaggio, per effettuare visite e gustare, perché no?, una buona birra.
Partiamo dalla stazione di Borgio (8 m/slm) percorrendo via XXV Aprile verso sinistra, per poi deviare a destra su via Cristoforo Colombo.
Proseguiamo fino ad un incrocio dove prendiamo a sinistra via Matteotti, pochi passi e una qualsiasi delle stradine a destra ci introducono nella zona a traffico limitato e, in salita, al centro storico di Borgio, raccolto in piazza San Pietro.

foto Franco Voglino / Annalisa Porporato
Dalla piazza, selciata e in pendenza, guardiamo in direzione della chiesa, costruita nel 1789 su una precedente fortezza. Poi imbocchiamo la stradina sulla destra che in salita ci porta rapidamente al di fuori della zona pedonale per percorrere il viale alberato e arrivando così all’ingresso delle Grotte di Valdemino/Borgio Verezzi.
Proseguiamo per via Sevore, sempre in salita leggera, tra le ultime case e i primi uliveti e quando la strada asfaltata termina cominciamo a salire in maniera più ripida su sentiero, mentre il panorama alle spalle si fa via via sempre più ampio.

foto Franco Voglino / Annalisa Porporato
Diciamo la verità, questo è stato il tratto più complesso da descrivere, ma da ora saremo sempre ben guidati dal simbolo “SL” del Sentiero Liguria, e da due triangoli rossi.
Al primo bivio proseguiamo a destra verso Roccaro. Subito dopo ecco un altro bivio: a sinistra si percorre un sentiero più breve ma ripido, a destra si cammina poco di più ma in maniera più graduale e, raggiunta una sterrata nei pressi di un pilone votivo, arriviamo ancora in salita tra la vegetazione mediterranea a Piazza, una delle quattro borgate che formano Verezzi che si fregia di essere uno de “I borghi più belli d’Italia”.

foto Franco Voglino / Annalisa Porporato
Verezzi e la leggenda sui saraceni
Qui le case hanno una forma caratteristica, con il tetto piatto e lungo il bordo superiore, sporgenti dal muro, anelli in muratura in cui vengono infissi i pali per i pergolati. Una forma che che ha alimentato la leggenda che Verezzi sia stata fondata dai “saraceni”. Non vi è alcun riscontro storico, ma il fatto che nel dialetto locale si trovino termini di origine araba sembra voler confermare tale leggenda.
La piazza centrale è un angolo suggestivo ed estremamente panoramico che in estate, dal 1967, si trasforma nella sede di un Festival teatrale. Proseguendo oltre gli archi percorriamo un breve tratto graduale e panoramico che porta alla seconda delle frazioni di Verezzi: Roccaro, anch’essa ricca di interessanti edifici.

foto Franco Voglino / Annalisa Porporato

foto Franco Voglino / Annalisa Porporato
Tornati indietro alla piazza prendiamo la strada in salita che passa adiacente alla chiesa, ci fa attraversare una strada asfaltata per proseguire di nuovo su mulattiera per arrivare alla terza frazione: Crosa.
Superiamo l’intero borgo ammirando i lavatoi storici e, abbandonate le case, saliamo graduali arrivando al punto più elevato dell’escursione: San Martino (285 m/slm) in cui troviamo due chiese del Seicento e un bar-ristorante. I tavoli posti sulla terrazza sono un ottimo punto di vista per ammirare con calma il panorama che si estende su Borgio Verezzi e la Riviera delle Palme fino ad Albenga e Capo Mele, una balconata sorprendente soprattutto se si arriva all’approssimarsi del tramonto.

foto Franco Voglino / Annalisa Porporato
Ripreso il cammino seguiamo ora i tre pallini rossi e i cartelli “F.borgo” che ci fanno scendere inizialmente in maniera graduale, poi decisamente ripida, in un fresco e ombroso bosco di lecci fino a raggiungere una strada asfaltata, ed è qui l’unico tratto in cui si deve prestare particolare attenzione poiché non vi è marciapiede. Quindi percorriamo la strada verso sinistra deviando appena possibile a destra per attraversare il ponte. Quest’ultimo conduce all’affrescata Porta Testa, che dal Quattrocento dà accesso al piccolo gioiello di Finalborgo che fa parte del comune di Finale Ligure e rappresenta il suo aspetto più antico, tutto da passeggiare oziosamente e da gustare con tutta calma.

foto Franco Voglino / Annalisa Porporato
Finalborgo, un piccolo gioiello
Cinto da mura e con gli ingressi ancora dominati dalle porte, il delizioso borgo si rivela poco a poco tra stradine e minuscole piazzette piene di tavolini e locali dove soffermarsi per rifocillarsi. Da non mancare la Collegiata, piazza Garibaldi, piazza Santa Caterina dove sorge l’omonimo convento del 1359 e oggi Civico Museo del Finale con molte testimonianze della storia antica del territorio tra le quali la sepoltura di un giovane di 19.000 anni fa.

foto Franco Voglino / Annalisa Porporato
Dall’alto il borgo è dominato dai bastioni del seicentesco Forte San Giovanni (visitabile: www.musei.liguria.beniculturali.it), ed i ruderi di Castel Gavone dalla particolare Torre dei Diamanti risalente alla fine del Quattrocento (visite in occasione di “Open door Open art”: www.mudifinale.com).
Una volta saziati tutti i sensi, usciamo attraverso Porta Reale per oltrepassare il torrente Aquila e percorrere via Brunenghi che in leggera discesa ci porta in 1,5 chilometri ad un sottopasso e, subito al di là di esso, alla stazione ferroviaria di Finale Ligure Marina (8 m/slm).
Note
Dati sola andata: 6,5 km di lunghezza, +280 -280 m di dislivello, tempo al netto delle soste 1h 45min
Attenzione: il percorso è facile e intuitivo ma prima di ogni escursione è sempre buona norma informarsi sulle condizioni meteo.
Link utili:
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





