Per restare nel territorio del Monferrato, di cui ho scritto nell’ultimo articolo, vi voglio illustrare un altro monumento molto importante di quest’area.
Si tratta dell’abbazia di Santa Maria di Vezzolano, una delle più belle chiese romaniche del Piemonte. Si trova nel comune di Albugnano, in provincia di Asti, ed è posta in posizione solitaria, in una verde valletta ai piedi dell’abitato.
La leggenda che aleggia intorno a questa abbazia fa risalire la sua fondazione a Carlo Magno. In realtà, il più antico documento esistente risale al 1095. In esso vengono citati due ecclesiastici: Theodulus e Egidius, che ricevettero in dono da alcuni nobili, oltre ad altri beni, una chiesa dedicata a Santa Maria, con l’impegno, però, di fondare una comunità religiosa. Ma, di questa antica costruzione non rimane alcuna traccia.
La chiesa, come oggi la vediamo, fu fondata nella seconda metà del XII secolo, grazie all’impegno di tale Vidone, come ricorda una scritta incisa sul pontile dell’edificio che descriverò più avanti. La chiesa era già completata all’inizio del XIII secolo, mentre il chiostro, la sala capitolare e le altre parti dell’abbazia, risalgono a epoche successive. Il campanile fu ricostruito nella sua parte più alta, così come la piccola abside ad esso appoggiata, mentre l’abside della chiesa è quella originale del XII secolo.
L’Abbazia di Vezzolano venne regolarmente abitata da religiosi fino al decreto napoleonico dell’inizio del XIX secolo, con il quale l’istituzione ecclesiastica venne soppressa.
- Il chiostro. © Cesare De Ambrosis
- Abbazia di Vezzolano. © Cesare De Ambrosis
Esternamente la chiesa si presenta in stile romanico con influenze gotiche, costruita con pietra arenaria e mattoni per creare la bicromia a fasce alternate, tipica di altre scuole architettoniche italiane, di cui in Liguria e Toscana abbiamo gli esempi più caratteristici.
L’interno è anch’esso in forme romanico-gotiche con influenze francesi e lombarde. Originariamente con tre navate, ma nel XIII secolo, quella di destra venne inglobata nell’attiguo chiostro.
La navata centrale si presenta divisa in senso trasversale da un pontile ricco di decorazioni. Tale struttura è piuttosto rara da incontrare nelle chiese italiane, mentre è più tipica in quelle francesi. La data riportata nell’iscrizione, presente sul pontile, ci chiarisce che quest’opera risale al 1189.
Sull’altare maggiore fa bella mostra di sè un trittico in terracotta dipinta che risale al XV secolo.
In fondo alla navata centrale, sulla destra, si trova il passaggio per l’attiguo chiostro. Questo ameno luogo è caratteristico perché presenta quattro lati stilisticamente non omogenei in quanto realizzati in tre epoche distinte.
La porzione di Nord Ovest, che occupa la navata destra della chiesa, risale al XIII secolo ed è caratterizzata da tre grandi bifore gotiche rette da colonnine in pietra; il lato Nord Est è costruito in gran parte in laterizio con archi a sesto ribassato e rappresenta la parte più nuova del chiostro, infatti, insieme al lato Sud Est, venne realizzato nel XV secolo ed entrambi furono rimaneggiati in epoche successive. L’ultimo lato, quello Sud Ovest, è il più antico (XII secolo) ed è anche quello più suggestivo, grazie alle sue otto arcatelle a sesto acuto che poggiano su colonnine in pietra e pilastri cilindrici composti di pietra e mattoni.
L’ala Nord Ovest del chiostro è impreziosita da un importante ciclo di affreschi trecenteschi di carattere religioso che vennero restaurati a partire dal 1990.
- La bicromia a fasce alternate dell’esterno. © Cesare De Ambrosis
- Ciclo di affreschi trecenteschi. © Cesare De Ambrosis
- Ciclo di affreschi trecenteschi. © Cesare De Ambrosis
- Il campanile, ricostruito nella sua parte più alta. © Cesare De Ambrosis
Un’ ulteriore curiosità di questo monumento è la presenza del “Frutteto della Canonica di Vezzolano”: un progetto avviato nel 1996 dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali del Piemonte che affidò questo pezzo di terra all’attività volontaria. Fu così realizzato un frutteto simile a quello rappresentato negli antichi disegni. Si scelse di coltivare il melo perché meglio adattabile al clima del Nord Italia, ai terreni delle colline piemontesi e per la maggiore resistenza ai parassiti.
Salvo improvvise decisioni imposte dall’attuale situazione epidemica, l’abbazia è regolarmente aperta e visitabile tutti i sabati e le domeniche dalle 10 alle 18.
Per non fare il viaggio invano, consultare il sito.
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