Nessuno dei pesci che vivono nei nostri mari, come anche le meduse viste nelle precedenti puntate, è davvero pericoloso, anche se la tracina e, in misura minore, lo scorfano, hanno una pessima reputazione. Recentemente, a causa di alcuni dubbi incidenti, anche la pastinaca si è aggiunta a questa lista. Il dolore intenso, a volte esteso per l’arto colpito fino all’inguine o all’ascella, è la caratteristica principale della puntura di questi pesci: decisamente acuto e profondo, raggiunge il massimo entro 30 minuti dall’inoculazione per poi lentamente diminuire. È facile, tuttavia, che un certo intorpidimento interessi la parte colpita almeno per un giorno, a volte con formicolii ed altre alterazioni della sensibilità.
Il quadro non è quindi dei migliori. La buona notizia è che il rimedio verso queste punture è piuttosto semplice. La parte colpita deve essere immersa una trentina di minuti nell’acqua più calda che si possa sopportare: il veleno della tracina, così come quello dello scorfano e del trigone, è infatti inattivato dal calore. In alternative si possono applicare delle pezzuole precedentemente immerse nell’acqua bollente, stando sempre attendi a non bruciarsi. In ogni caso, soprattutto se il soggetto è giovane o troppo sofferente, è sempre meglio una visita al Pronto Soccorso.

Lo scorfano rosso (Scorpaena scrofa). © Elapied/CC-BY-SA-2.0 FR
Lo scorfano rosso e nero (Scorpaena scrofa e S. porcus) è parente stretto del pesce pietra (che vive nelle acque tropicali), meno mimetico e con maggiori variazioni di colore. Lo scorfano rosso si trova di norma oltre 30 metri di profondità e supera i 50 cm di lunghezza, mentre il più piccolo e comune scorfano nero non raggiunge i 30 cm e si incontra più sotto costa. La puntura sua ha effetto simile a quella della tracina ma è meno dolorosa.
La murena (Muraena helena) è lunga fino a un metro e trenta, è uno dei pesci di scoglio più noti anche se ormai è piuttosto rara. Si nutre di pesci e polpi che cattura con i lunghi denti acuminati. Contrariamente a quanto molti credono non è velenosa. È stata inclusa in questa lista perché il suo morso non va sottovalutato: la ferita si infetta facilmente e la saliva del pesce è leggermente tossica.

Trigone (Dasyatis pastinaca).
Il trigone (Dasyatis pastinaca) è un grande pesce piatto cartilagineo, affine alle razze. Può raggiungere eccezionalmente il metro e mezzo di apertura alare, anche se generalmente è molto più piccolo. Vive sui fondali detritici e si alimenta di piccoli invertebrati. I due stiletti velenosi sulla coda sono usati in casi estremi di difesa, ma possono infliggere ferite profonde, infettate con un’efficacie tossina.
Il vermocane (Hermodice carunculata), verme coloratissimo lungo fino a una trentina di centimetri, è uno degli organismi più singolari delle nostre coste meridionali. Si nutre di organismi morti sui fondali rocciosi ricchi di alghe dove vive. Lo si trova fino a 25 m di profondità. Presenta una serie di setole bianche a lato del corpo che risultano fortemente urticanti e provocano un intenso bruciore locale.

Pomodoro di mare (Actinia equina).
Il pomodoro di mare (Actinia equina) vive attaccato agli scogli sulla linea dei flutti e si riconosce subito per il colore rosso intenso del corpo, dal quale escono quasi duecento piccoli tentacoli. Quando queste appendici sono ritratte l’animale assume la forma di un piccolo pomodoro di circa 6 cm di diametro. Come molti altri Attinidi, la specie è urticante anche se in misura minore del diffuso anemone di mare.
Leggi qui la prima puntata delle Meduse velenose
Leggi qui la seconda puntata delle Meduse velenose
Leggi qui la terza puntata delle Meduse velenose
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