Le grotte carsiche e i gessi dell’Appennino Emiliano sono in corsa per entrare nella World Heritage List dell’Unesco. Si tratta di sette aree per cui la Regione Emilia Romagna ha attivato la proposta di candidatura, pronta da inviare al Ministero della Transizione ecologica che dovrà trasmetterlo a sua volta alla sede parigina dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Gessi triassici dell’Alta Valle Secchia. © Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
Le rocce evaporitiche dell’Appennino si sono formate nel corso dei millenni in seguito all’evaporazione delle acque marine che ricoprivano queste zone e alla concomitante concentrazione dei sali minerali, tra cui appunto il gesso. Sono il risultato di un’irripetibile combinazione di fattori geologici e climatici e nel tempo hanno fortemente caratterizzato la storia di questi territori: in epoca preistorica le grotte furono utilizzate come luoghi di sepoltura e di culto; epoca romana vi si estraeva il lapis specularis, gesso in splendidi cristalli trasparenti utilizzati per vari usi, come nelle finestre delle abitazioni. E alla fine del XVII secolo questi siti, grazie alla vicinanza all’Università di Bologna, sono stati oggetto dei primi studi scientifici sul carsismo.

© UNIMORE
Come spiega Stefano Lugli, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia e curatore della parte geologica del dossier che accompagna la proposta: «Si tratta del sito carsico più studiato al mondo, con caratteristiche geologiche uniche, tra cui si annoverano la grotta in gesso più profonda del Pianeta e le sorgenti salate più copiose d’Europa».
I siti oggetto della candidatura, che ha preso le mosse da una sollecitazione di Unesco (non esistono siti carsici evaporitici nella lista del patrimonio mondiale) ed è sostenuta dalla Federazione Speleologica dell’Emilia-Romagna, sono: l’Alta Valle Secchia, la Bassa Collina Reggiana, i Gessi di Zola Predosa, i Gessi Bolognesi, la Vena del Gesso Romagnola, le Evaporiti di San Leo e i Gessi della Romagna Orientale.
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