Tra le valanghe e le specie di uccelli che ne popolano le aree colpite c’è una relazione più stretta di quanto si potrebbe pensare. Lo afferma uno studio dell’Università di Torino, Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, intitolato “Avalanches create unique habitats for birds in the European Alps” e recentemente pubblicato sul Journal of Ornithology.
La ricerca, che ha preso in considerazione 240 siti nelle Alpi occidentali italiane (120 tracciati di valanga e 120 siti vicini usati come controllo) durante il periodo di riproduzione degli uccelli, ha potuto infatti riscontrare che in quelli interessati dalle valanghe, in particolare a quote più basse, si trova una percentuale significativamente più elevata di specie di uccelli rispetto ai siti di controllo. Si tratta di uccelli che nidificano in habitat aperti e di specie migratrici – come lo stiaccino o il prispolone – tra le più minacciate, attratti dalla maggiore diversità della vegetazione e dal numero più elevato di arbusti e piccoli alberi, tipici dei tracciati delle valanghe.
- Stiaccino (Saxicola rubetra).
- Prispolone (Anthus trivialis).
Per contro, nei siti di controllo è stata osservata una percentuale maggiore di specie che nidificano in habitat forestali, come la cincia alpestre, il tordo bottaccio e il picchio rosso maggiore.
Non è ancora chiaro come i cambiamenti climatici influenzeranno in futuro il fenomeno delle valanghe, se diminuiranno a causa della minore copertura nevosa o se aumenteranno a causa di inverni più caldi e precipitazioni nevose in primavera, ma una cosa è certa: questa potenziale perturbazione può avere implicazioni per l’intera biodiversità montana.
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