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Valencia in tre giorni: lunedì tra arte e gastronomia
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guida a orologeria per conoscere la terza città della spagna

Valencia in tre giorni: lunedì tra arte e gastronomia

Junio Tumbarello Junio Tumbarello 20 Dic 2018

Foto di Junio Tumbarello e Simona Gaeta

Qui trovate gli altri capitoli della guida

Terzo giorno a Valencia: Lunedì al mercato “in paella”

Cibo

Se siete arrivati di sabato a Valencia, di sicuro non avete ancora visitato il Mercato Centrale (è aperto da lunedì a sabato dalle 7.30 alle 14.30). Come tutti i mercati di Spagna è un posto speciale, un vero concentrato di bontà e delizie per occhi e palato. Edificato nel 1839, si tratta di uno degli edifici più affascinanti e visitati di Valencia. Frutta, arroz (riso), spezie con l’immancabile paprika de La Vera, carni (tra cui la deliziosa e preziosa rubia gallega), pesci, funghi e naturalmente prosciutto. Noi avremmo fatto colazione, pranzo e cena a base di Jamon. Senza falsi campanilismi e con tutto rispetto per quello di Parma, il prosciutto spagnolo è uno dei più buoni del mondo (se non il migliore n.d.a.). Come non citare nomi quali Jamon Pata Negra Albarragena e il Dehesa Maladua (tra i prosciutti più cari del mondo), ottenuti da nobili maiali che grufolano allo stato brado, e durante la Montanera, (la fase dell’ingrasso che va da ottobre a dicembre) si cibano esclusivamente di ghiande di leccio, sughero e rovere. Sull’jamon de Bellota, de cebo e de campo (le diverse denominazioni che distinguono i tipi di prosciutto in base all’alimentazione del maiale) ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia. Ma più che parlarne, precipitatevi a mangiarlo: un’esperienza incredibile. Come souvenir potreste acquistare il necessario per preparare a casa la vostra paella: la paprika “Dalia” di cui abbiamo già parlato (ideale per rendere più saporito il “polpo gallego” o qualsiasi stufato dal sabor spagnolo), l’arroz varietà Bomba (“a orologeria” s’intende, come questa breve guida che vi ha portato in giro per Valencia n.d.a.). Uno davvero buono è il Montoro. Non dimenticate le miscele di spezie già pronte e amalgamate per la Paella e la padella tipica (da cui prende nome il piatto stesso): non sarà facile metterla in valigia ma non esiste ovviamente souvenir più tipico.

 

E la paella?

Abbiamo volutamente lasciato alla fine questo argomento. D’altronde dulcis in fundo, no? Se siete dei “gastronauti” non potrete mai accontentarvi di una paella qualsiasi. Quindi ecco qualche consiglio che prende spunto dalla storia di questo antico piatto che è stato declinato nel tempo in mille versioni più o meno rispettose della sua origine. Il primo più che consigli è un avvertimento. Socarrat, ricordate questo termine! Senza questo, la paella che state mangiando non è originale: è surgelata o preparata non da uno spagnolo o appositamente per i turisti. Cosa è? Con questo termine si indica la crosticina di riso bruciacchiato che si forma durante la preparazione della paella. E la parte più importante del piatto, che da anima e sapore all’arroz (riso). La paella nasce come piatto povero conviviale, condivisa al centro del tavolo tra i commensali: il passatempo più gustoso è da sempre quello di grattare con la forchetta il fondo abbrustolito della paella, il Soccarrat appunto. Diffidate quindi da chi vi serve il piatto con la vostra porzione e non la padella tipica adagiata al centro del tavolo. Adesso un po’ di storia. Questo piatto è una pietanza di lago. Per la precisione si dice che abbia avuto origine a El Palmar, un piccolo e delizioso paesino di ottocento abitanti che si trova all’interno del Parco Naturale l’Albufera.

Lo si può raggiungere da Valencia con gli autobus della compagnia Herca (i viaggi sono più frequenti in estate, ma la linea 190B compie la tratta tutto l’anno). Si trova a circa quindici chilometri dal centro di Valencia: è una stretta lingua di terra circondata dalle acque del lago dell’Albufera, la cui economia si basa sulla coltivazione del riso. Inutile dire quindi che se volete gustare la paella originale, il luogo ideale è questo. El Graner è il ristorante dove la paella la mangiano i valenciani: viene cotta a legna, nel camino (si perché nella ricetta originale la paella è cotta a legna con le ramaglie di arancio n.d.a.). Ma come immaginerete, essendo nella culla della paella, avrete l’imbarazzo della scelta.

Se non avrete il tempo di raggiungere il paesino di pescatori sul lago, allora non vi rimane che fare una passeggiata sul lungomare di Valencia. Alcuni ristoranti storici (e turistici inevitabilmente) come la Marcelina, preparano la tipica paella valenciana con taccole, garrofon (simili ma non uguali ai fagioli bianchi di Spagna), pollo, coniglio e caracoles (lumache). Non sarà preparata sul fuoco vivo della legna, ma è un’ottima consolazione.

 

Shopping e cultura

Per i souvenir gastronomici vi rimandiamo a ciò che abbiamo detto riguardo il mercato centrale. In caso contrario avrete l’imbarazzo della scelta. Ruzafa è un quartiere che sta vivendo da qualche anno una fase di rinascita e transizione, commerciale e culturale. Oltretutto è qui che si trova la iglesia San Nicolás de Bari y San Pedro Mártir, considerata non a torto la “cappella Sistina” di Spagna.

Per visitare la chiesa (uno degli ingressi è in uno stretto e caratteristico corridoio in calle Caballeros) dovrete pagare un biglietto d’ingresso di tre euro (quattro e cinquanta per la visita guidata), ma qui ne varrà senza dubbio la pena per la bellezza a cui assisterete (non certo paragonabili agli otto euro necessari per la Cattedrale). Se cercate abbigliamento vintage la Vespa Roja in calle Bolsería o Madame Mim in calle Puerto Rico (anche per altri oggetti strani) sono l’ideale. Se volete andare sul classico invece fatevi personalizzare (è compreso nel prezzo) un ventaglio da Abanicos nel barrio del Carmen: qui da tre generazioni, una famiglia di artisti realizza tutto a mano e potrete assistere anche alla pittura in diretta di questi capolavori tipici di Spagna. Una vastissima esposizione di ceramiche potete trovarla da Lladró, nello showroom che si trova al centro di Valencia in Calle Poeta Querol. Se siete appassionati di ceramiche sappiate che in periferia, precisamente a Tavernes Blanques si trova anche l’unica fabbrica museo del marchio, una vera e propria città della porcellana: si raggiunge in poco meno di mezz’ora con il bus n.16 e all’entrata della manifattura c’è uno spaccio che vende le porcellane di seconda scelta a prezzi scontatissimi. Infine Valencia è davvero stracolma di grandi magazzini. Fatevi un giro da El Cortè Ingles, il centro commerciale spagnolo per eccellenza (per volume di affari è al primo posto in Europa e al quarto posto nel mondo): troverete senza dubbio qualcosa che fa per voi. Tutto quello che potete immaginare, c’è.






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