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Zero waste, perché riciclare non basta più

Zero waste, perché riciclare non basta più

Giulia Brivio Giulia Brivio 4 Ott 2018

Raramente ci fermiamo a pensare alla quantità di rifiuti che ogni giorno produciamo. A scuola e in tv ci hanno sempre detto che riciclare è importante, ma non capita spesso di sentir parlare dei problemi legati alla gestione dei rifiuti. Molti credono che il massimo che si può fare è riciclare al meglio. Purtroppo, però, riciclare non basta: la vera sfida ambientalista sta nel produrre il minor numero di rifiuti possibile. Insomma, seguire la cosiddetta filosofia zero waste.

Perché riciclare non basta

Spesso ci dimentichiamo di cosa succede alla spazzatura dopo averla buttata nel cassonetto, inconsciamente – o consciamente – pensiamo che non sia più affar nostro. Crediamo che se ne debba occupare l’amministrazione comunale; noi da bravi cittadini ci impegniamo a pagare l’onerosa tassa sui rifiuti e a riciclare con cura. A volte, l’idea che “tanto si può riciclare” diventa persino una giustificazione allo spreco: un esempio sono tutti i prodotti usa e getta.

La verità, però, è che non tutti i materiali sono facilmente riciclabili e riciclare di per sé ha un costo ambientale ed economico non indifferente. Tutte le fasi della catena del riciclo, dalla raccolta al trasporto, dallo smistamento al riciclo vero e proprio, richiedono molta energia e producono alte emissioni di CO2. Si stima che gestire rifiuti differenziati provochi un costo aggiuntivo di circa € 200 per tonnellata raccolta e non tutti gli impianti sono in grado di gestire i vari tipi di materiale e forme dei packaging.
Un altro problema è che non tutti i materiali possono essere riciclati all’infinito: la plastica, ad esempio, può subire un numero limitato di cicli di riciclaggio. Quando non sono più riciclabili, i rifiuti devono essere smaltiti e al momento l’unica soluzione è rappresentata dagli inceneritori e termovalorizzatori. Parlando di plastica, si stima che riusciamo a riciclarne solo il 30%, il resto va a finire in mare e nello stomaco dei pesci che mangiamo.
Se non siete ancora convinti dal fatto che i rifiuti sono un grosso problema, pensate alle montagne di sacchetti della spazzatura e ai bidoni traboccanti che si accumulano anche nelle città dove la gestione dei rifiuti funziona bene. Oltre ad essere esteticamente brutti, i rifiuti sono maleodoranti, favoriscono la prolificazione di malattie e sono l’habitat naturale di topi e blatte.

Il movimento zero waste

Per ovviare ai problemi che il riciclo non risolve, negli anni Duemila nasce il movimento Zero waste. L’obiettivo che si pone il movimento è quello di guidare le persone verso uno stile di vita dove non si producano materiali di scarto ma, al limite, rifiuti compostabili. Ma come fare? Il primo passo è scegliere alternative zero waste ai prodotti di uso quotidiano: per esempio, si può scegliere di fare la spesa in un negozio alla spina e di usare la versione solida dei comuni prodotti per l’igiene personale. Il secondo passo è quello di dare una seconda vita agli oggetti quando possibile: vendere o donare piuttosto che buttare, riparare invece di acquistare un nuovo prodotto. Il terzo passo è quello di evitare ogni tipo di spreco.
Prestate attenzione alla quantità di rifiuti che tutti noi produciamo ogni singolo giorno e a moltiplicatela per 7 miliardi di persone. Pensare di poter gestire questa quantità di rifiuti solo con il riciclo, purtroppo è un’illusione.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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