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Natura
Amici animali
il lato oscuro di fido

Anche il cane ha un peso sull’ambiente e non sempre sostenibile

Anche il cane ha un peso sull’ambiente e non sempre sostenibile

Claudia Fachinetti Claudia Fachinetti 15 Ott 2017

Siamo abituati a considerare il cane il miglior amico dell’uomo, un membro della famiglia o un valido aiutante in molte attività umane, un vero eroe in certi casi, ma non è sempre così. Il cane ha comunque, come ogni essere vivente, il suo impatto sul nostro mondo e sull’ambiente. La stima più recente parla di 987 milioni di cani al mondo (di cui 14 milioni in Italia), un numero tutt’altro che trascurabile. Secondo un recentissimo studio “Environmental impacts of food consumption by dogs and cats” pubblicato su Plos One, negli Stati Uniti, cani e gatti sarebbero addirittura responsabili del 25-30% dell’impatto ambientale del consumo di carne.
Facendo le dovute proporzioni, in termini di produzione di CO2, secondo gli autori dello studio l’alimentazione carnivora di cani e gatti produce circa 64 milioni di tonnellate di questo gas serra all’anno, quanto 13,6 milioni di automobili! Nella realtà, comunque, considerando che la produzione di cibo per animali si affida pressoché totalmente agli scarti di quella umana (parti di carne e vegetali non utilizzati), l’impatto dei nostri pet è sicuramente più basso di quanto indicato. Resta, tuttavia la spesa, in termini energetici, di consumo di acqua e suolo, per la lavorazione di tali prodotti. Quello che, invece, è calcolabile con più precisione è la spesa dell’accudimento del cane (alimentazione, spese veterinarie…) che, secondo un’indagine inglese, può arrivare anche a 1800 Euro annuali, a seconda della taglia del cane.
Un altro problema riguarda gli attacchi alla fauna. Bisogna considerare che oltre la metà dei cani della Terra risulta infatti vagante, cioè libera di muoversi senza controllo, indipendentemente dall’avere o meno un padrone, e le conseguenze di ciò possono essere serie. Lasciati senza controllo i cani, anche all’interno di un parco cittadino, seguono puramente l’istinto e possono disturbare, inseguire, spaventare o ferire anche mortalmente anatre, conigli selvatici, scoiattoli e talvolta cinghiali e grossi ungulati. E non abituati a questi predatori gli animali selvatici sono spesso inermi. È il caso della Nuova Zelanda, per esempio, e del suo animale simbolo, il piccolo kiwi, un uccello non volatore protetto perché molto vulnerabile. Attratti dal particolare odore di questi uccelli, i cani, un tempo assenti in queste isole, sono diventati i loro principali killer mettendo ancora più a rischio il futuro della specie. Un altro esempio simile riguarda l’isola delle iguane, nell’arcipelago corallino di Turks e Caicos in oceano Atlantico, famosa un tempo per la presenza di questi rettili e per questo amata dai turisti, che ha visto decimata la sua popolazione di iguane proprio a causa dei cani.
Inoltre, non solo gli attacchi diretti possono essere pericolosi per gli animali selvatici: un numero così elevato di cani vaganti, infatti, può agire da immensa riserva di patogeni per molte specie e talvolta anche per l’uomo.
Ovviamente Fido non ha una responsabilità diretta su tutto questo, sono i proprietari a dover gestire i loro animali in modo adeguato. Quante volte si sente dire ai padroni «Il mio cane non lo farebbe mai!» per poi ritrovarli accanto a selvatici senza vita. Non dimentichiamoci, infatti, che seppur perfettamente domestico ed educato Fido era pur sempre un lupo.

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