di Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze
Dice il cane al padrone: tu mi ami, tu mi nutri,
tu mi coccoli, tu sei il mio dio.
Dice il gatto al padrone: tu mi ami, tu mi nutri,
tu mi coccoli, io sono il tuo dio.
(Anonimo)
Ecco questo è il gatto (Felis catus). Un animale fiero, indipendente, aristocratico, assolutamente libero. Sa amare, ma il suo amore si deve meritare. Dolce, ma riservato, intelligente, ma non obbediente, autonomo, ma bisognoso di cure e di affetto.
Domestico, ma anche selvatico
Forse per questo spesso non lo capiamo, così continuano a girare sul piccolo felino dicerie e luoghi comuni che non hanno fondamento scientifico e vengono da un medioevo oscuro evidentemente difficile da dimenticare.
Solitario e schivo in natura, il gatto in casa ama la compagnia. Ma anche quando vive per strada nelle nostre città, crea colonie in cui condivide il territorio con altri suoi simili. I gatti tra loro hanno rapporti diversificati di amicizia, indifferenza, antipatia, proprio come avviene tra gli esseri umani. Le gatte inoltre, allevano e custodiscono insieme i loro piccoli, in una sorta di asilo nido. Il gatto ha quindi bisogno di socialità, di rapporti e di affetto. Per questo se ne parla come di un animale di tipo “relazionale” (ossia bisognoso di rapportarsi agli altri).
Leggi qui l’articolo “Chi è il cane”
I gatti pensano? Moltissimo
Sognano, fanno progetti, ricordano. Se ne stanno immobili per ore, ma in realtà non dormono e sono attenti a tutto quello che succede.
Certo, il gatto è un animale complicato. Gli scienziati li hanno studiati a lungo e hanno scoperto cose straordinarie, soprattutto sulla loro intelligenza. E poi essere amico di un gatto vuol dire tenere conto di moltissimi aspetti: la loro curiosità, la delicatezza, la loro indipendenza; del fatto che sono permalosi, schizzinosi e riservati e che detestano i rumori forti.
Dio ha creato il gatto per procurare all’uomo
la gioia di accarezzare una tigre.
(Joseph Mery, scrittore, drammaturgo librettista di Verdi e Rossini)
Il gatto e gli egizi, i greci e i romani
Non è dato sapere con certezza quando ebbe inizio il processo di addomesticamento, ma prove certe di convivenza pacifica tra gatto e uomo si trovano nell’antico Egitto. Il gatto veniva rappresentato in pitture e incisioni ben 3500 anni fa.
Gli egizi adoravano il gatto e fin dagli inizi, in questa civiltà, il suo ruolo fu quello di oggetto di culto e simbolo religioso. Dopo la morte, i gatti “egiziani” venivano imbalsamati, mummificati, talvolta messi in sarcofagi a forma di gatto, e sepolti in enormi cimiteri per gatti. Gli egizi veneravano la dea Bastet con testa di gatto.
Anche i greci e i romani amarono molto il gatto, considerandolo già un animale da compagnia.
Nel Medioevo invece i gatti vissero periodi molto duri
Con la diffusione della cristianità, infatti, l’atteggiamento nei confronti del gatto mutò in maniera radicale.
Il papa Gregorio IX dichiarò che i gatti erano “creature diaboliche” e per tale motivo furono vittime di persecuzioni feroci, sevizie e torture, gettati dai campanili delle chiese, perseguitati in tutta Europa.
Quando la peste nera si diffuse sull’Europa i gatti furono riabilitati e la loro sorte migliorò.
Ma un secolo dopo, durante l’inquisizione il papa Innocenzo VIII condannò nuovamente i gatti come rappresentazione del male, accusati di poteri di magia nera, al servizio di streghe o fattucchiere e in migliaia furono bruciati vivi, murati vivi nelle case durante la costruzione, come buon auspicio.
Nei secoli successivi il gatto conobbe scarsa considerazione, dato che erano ancora vive molte superstizioni.
La riabilitazione
Solo nel XIX secolo, grazie alla seconda rivoluzione industriale, alla diffusione della cultura e del benessere, a personaggi famosi che amavano i gatti (come il cardinale Richelieu), il felino riprese a essere considerato un animale da compagnia per l’uomo. Venne accolto nelle case e finalmente rispettato, comparendo in dipinti, fotografie, illustrazioni, pagine di letteratura.
La rinnovata passione per il gatto fece nascere i primi allevamenti, ma anche le prime associazioni ed esposizioni feline.
Il gatto è sempre stato prediletto dagli artisti di ogni cultura ed epoca, fin dalla notte dei tempi. È forse l’animale che più ha ispirato l’opera di scrittori, pittori e scultori che, sedotti dalla sua personalità enigmatica e indecifrabile, dalle sue movenze sinuose ed estremamente eleganti, dal suo spirito un po’ domestico e un po’selvatico, lo hanno rappresentato in tutte le forme artistiche, dalla pittura alla letteratura, dal cinema alla musica.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





