Prendete un milione di metri cubi di acqua del Po, alcune migliaia di piante di pioppo, 80 chilometri di Ciclovia VenTo, 21 gradi di sole primaverile, due gambe allenate, un mitico campanile, amici e biciclette quanto basta, elaborate il tutto nel vostro cervello: è questa la ricetta per confezionare un gustoso giro ciclistico di primavera.
Una passeggiata facile, tutta in pianura che si snoda per 78 km lungo le sponde del Po, percorrendo la nuova ciclabile VenTo.
Il “miraggio dei pioppi rossi” è il suggestivo effetto ottico prodotto dalle nuove foglioline dei pioppi spuntate con l’inizio della primavera, che conferiscono, alla chioma di queste piante, l’aspetto di una nuvola dal lieve colore rosso, in contrasto con il verde dominante nei prati e sulle altre piante.
Questo suggestivo fenomeno si ripete regolarmente ogni anno, ma ha una breve durata, circa quindici giorni, poi tutto torna verde brillante; almeno fino agli inizi di maggio, quando i semi dei pioppi prendono il volo inseriti nei pappi: la lana dei pioppi.
I dettagli di questo giro
Raggiungiamo, in auto, Santo Stefano Lodigiano, piccolo borgo della pianura Padana in provincia di Lodi. Dall’autostrada A1 si arriva uscendo a Casalpusterlengo e passando da Codogno, oppure uscendo a Basso Lodigiano, attraversando Fombio e San Fiorano.
Parcheggiata l’auto lungo via Vittorio Veneto, saliamo in sella dirigendoci verso Est fino a imboccare a destra la via Trento Trieste. Attraversiamo due frazioni e in località Chiavicone, raggiunto l’argine maestro del Po, ci troviamo direttamente sulla ciclabile VenTo. La imbocchiamo girando a sinistra in direzione Cremona.
L’asfalto è perfetto, il silenzio ci circonda, non ci resta che pedalare e osservare i tre protagonisti di questo film:
- il Po, liscio e lento, che si avvicina all’argine facendo da specchio agli alberi che ha intorno, per poi allontanarsi e nascondersi tra i pioppi.
- la primavera oscenamente esposta anche se vestita di timidi colori
- infine, i lunghi pioppi, declinati in tutte le taglie e le età, ma rigorosamente allineati a formare innumerevoli sequenze di navate di immaginarie Chiese gotiche.
Trovare la giusta via è molto facile, basta seguire pedissequamente la pista ciclabile. Percorsi circa 20 km attraversiamo la SP27, proseguendo sulla VenTo troviamo le prime case di Castelnuovo Bocca d’Adda, giriamo a destra per passare sotto un viale di tigli e per continuare sulla ciclabile in direzione Cremona.
A questo punto il paesaggio cambia: diminuiscono gli allineamenti di pioppi per lasciare spazio a vasti campi arati e coltivati, anche il fiume cambia. Sulla destra al posto del Po troviamo l’Adda che ci mostra i suoi ultimi metri di corso prima di unirsi ad arricchire il Grande Fiume.
La VenTo s’interrompe davanti alla SP196, dove si trova un grande ponte per scavalcare l’Adda.
Si notano dei lavori, per realizzare una sontuosa quanto inutile passerella dedicata ai ciclisti e facente parte del progetto VenTo. Il cantiere è fermo da parecchio tempo Si sta realizzando una struttura in cemento e acciaio che sarà attaccata esternamente ai piloni del ponte. Senza particolari voli pindarici mi pare chiaro che ci siano tanti soldi del Pnrr da utilizzare, ma potendo utilizzare il largo e poco trafficato ponte esistente sarebbe stato più che sufficiente ritagliare lo spazio di una corsia larga qualche metro, da dedicare alle biciclette.
Dall’altra sponda dell’Adda, ai piedi del ponte la ciclovia riparte già asfaltata, ma per ora è inutilizzabile. La possiamo raggiungere al primo incrocio sulla dx prima del paese di Fornace.
Dopo pochi metri di sterrato in discesa, ripartiamo sulla VenTo nuova di zecca, risaliamo sull’argine costeggiando prima l’Adda e poi il Po. Man mano che avanziamo ci apparirà la slanciata sagoma del Torrazzo, il campanile della Cattedrale di Cremona, che come un faro ci indica la giusta via.
Senza ulteriori intoppi arriviamo alle porte della Città del torrone.
Mentre passiamo sotto al ponte di ferro, sia stradale sia ferroviario, che raggiunge Cremona, possiamo decidere se entrare in città o salire verso l’imboccatura dello stesso ponte dove ci aspetta un’utilissima passerella, tutta in ferro, che ci permette d’attraversare il Po e d’iniziare il ritorno.
Dato il traffico notevolissimo e veloce che corre sul ponte, questa passerella è assolutamente indispensabile.
Scesi dalla passerella, giriamo consecutivamente due volte a sinistra, per passare sotto il solito ponte, pochi metri in salita, per tornare sull’argine, poi giriamo a destra sulla ciclabile via Po, antesignana della VenTo.
La percorriamo per alcuni chilometri fino a sbucare sulla SP27, che imbocchiamo alla nostra destra. Usiamo un ponte regolato da un semaforo, (che, per fortuna, noi ciclisti possiamo ignorare) per scavalcare, un’altra volta, il Po.
Terminato il ponte, dopo poche centinaia di metri, troveremo sulla sinistra uno slargo sterrato dove passa la ciclovia VenTo da cui siamo arrivati all’andata.
Ripercorriamo all’inverso il medesimo tragitto lungo l’argine del Po, fino ad arrivare al bivio per Santo Stefano Lodigiano.
Fate attenzione: tre incroci indicano successivamente questo paese quello che ci interessa è il terzo contraddistinto da una grande costruzione in stile retrò, il cosiddetto “Chiavicone”.
Probabilmente quando leggerete questo articolo il tempo del “miraggio dei pioppi rossi” sarà terminato, ma il giro, complice la primavera, vi offrirà comunque un degno spettacolo.
Altrimenti, parafrasando un detto straniero fin troppo usato: “save the period” e appuntamento alla fine di marzo 2026.
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