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in russia

Il riscaldamento globale fa emergere i resti radioattivi della Guerra Fredda

Il riscaldamento globale fa emergere i resti radioattivi della Guerra Fredda

Redazione RN Redazione RN 29 Ott 2018

Lo scioglimento dei ghiacciai fa rivivere gli spettri della Guerra Fredda. Dai ghiacci dell’Artico, infatti, potrebbero tornare in superficie i rifiuti nucleari dei testi compiuti dall’Unione Sovietica negli anni ’60.

L’allarme è stato lanciato da un team di ricercatori dell’Istituto di Oceanografia della Russia che, durante il mese di settembre ha navigato nelle acque del Mare di Kara a bordo della nave Akademik Msticlav Keldysh e ha studiato lo stato di salute dei ghiacci dell’arcipelago di Novaja Zemlja, all’estremo nord della Russia.

 

Le isole atomiche

Proprio su queste isole l’Unione Sovietica ha concentrato il maggior numero di test atomici durante il periodo più teso della Guerra Fredda. Tra i placidi ghiacciai dell’Artico è stata testata nel 1961, la Bomba Zar, testata nucleare da 58 megatoni e il più grande ordigno atomico mai fatto esplodere. I test sono poi proseguiti anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica, cessando di fatto solo nel 1991.

 

Il cimitero nucleare

Secondo le stime dei ricercatori, in questa zona la concentrazione di resti radioattivi è altissima: potrebbero esserci 22mila testate nucleari esplose.

Anche il fondo del mare è diventato un vero e proprio cimitero atomico: ci sarebbero 17mila contenitori e 19 navi affondate ancora piene di scarti radioattivi. Ma non solo: qui sono stati abbandonati anche 14 reattori nucleari, cinque dei quali contenti tuttora combustibile spento.

 

I fantasmi della Guerra Fredda

Segreti nucleari che si credeva il ghiaccio potesse occultare per sempre ma che ora stanno per riemergere, con conseguenze ancora difficili da prevedere. «Il mare è un ecosistema in cambiamento e qualsiasi modifica potrebbe portare a un trasferimento incontrollabile di radiazioni», ha spiegato all’agenzia di stampa russa Tass il direttore dell’Istituto di Oceanografia Mikhail Flint.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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