L’ingegnosità con cui è costruito il favo risolve un complesso problema matematico che l’uomo ha risolto solo nel 1743, grazie ai calcoli dell’inglese Mac Laurin, ma che le api si tramandano nei geni.
C’è un motivo preciso per la scelta di queste geometrie: l’esagono è il poligono più adatto per mettere a contatto contenitori adiacenti, risparmiando spazio e materiale di costruzione. Il sistema è talmente efficiente e robusto, che il modello a “nido d’ape” è stato copiato a più riprese dall’uomo, che ne riproduce la struttura per applicazioni molto diverse, dai filtri di depurazione fino alla struttura delle ali degli aerei.
La produzione di miele
Una volta arrivata a destinazione, la bottinatrice passa quanto raccolto alle altre api dell’alveare che, dopo alcuni passaggi per ridurre l’acqua e arricchirlo degli enzimi contenuti nelle loro ghiandole, lo depositano nei favi, dove si concentra dando vita al miele.
Sappiamo che gli antichi egizi, già 5000 anni fa, conoscevano questo alimento e praticavano l’apicoltura, così come gli antichi greci e i romani. Oggi l’apicoltura non è cambiata troppo rispetto al passato: sono sempre le api a fare il grosso del lavoro, solo che viene fornita loro una casa su misura, la cosiddetta arnia. Si tratta di un contenitore in legno all’interno del quale si trovano i telai dove le api sistemano i loro favi, ai quali viene aggiunto in primavera il “melario”, il magazzino dove le api portano le scorte di miele.
Purtroppo i melari sono sempre più vuoti, perché le popolazioni di api domestiche sono in difficoltà in molte aree del pianeta. Cambiamenti climatici, distruzione degli habitat dove gli insetti trovano da mangiare e la diffusione degli antiparassitari in agricoltura sono i maggiori colpevoli. Particolarmente pericolosa è una famiglia di pesticidi, i neonicotinoidi, che vengono assorbiti e incamerati nei tessuti delle piante (compresi polline e nettare) e aggrediscono il sistema nervoso delle api, condannandole a morte. Alcuni sono stati messi al bando in Europa e in Nord America, ma la battaglia non è ancora vinta. Anche se le api sono solo indebolite, si espongono agli attacchi dei virus e dei parassiti, come il terribile acaro Varroa destructor, che s’incontra negli alveari.
C’è anche un’altra questione: l’impollinazione delle piante, svolta dalle api e da moltissimi altri insetti volanti nel loro vagabondare fra i fiori, è una parte importante, ma spesso poco valutata, del loro lavoro. Dipendono da questi insetti moltissime piante da frutto. È per questo che molti frutticoltori e agricoltori chiedono agli apicoltori di portare gli alveari nel loro terreno. Le api non danno solo il miele, ma contribuiscono alla creazione di gran parte del cibo che mangiamo: per questo è così importante tenere sotto controllo il loro stato di salute.
(continua…)
Leggi le altre puntate dell’articolo
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com






