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L’apparente morbidezza dell’acqua

L’apparente morbidezza dell’acqua

Armando Gariboldi Armando Gariboldi 27 Set 2019

L’acqua, soprattutto nella sua forma liquida, è quasi sempre morbida. Il suo fluido abbraccio di permette di immergerci e nuotare in essa, di rotolarci sulla neve o di farci bagnare dalla pioggia.

Esistono tuttavia alcune situazioni in cui l’acqua può diventare dura come il cemento. Il ghiaccio è una di queste, ma anche l’acqua liquida, se approcciata in un certo modo, può presentare il suo lato duro e, tra l’altro, farlo in modo improvviso e inaspettato. Del resto “gutta cavat lapidem”: l’acqua è in realtà una “finta morbida”, tanto che anche la caduta di semplice goccia, se ripetuto nel tempo, può scavare la roccia più dura.

Infatti, la natura solida dell’acqua liquida (sembra una contraddizione, ma lo è solo in apparenza) si manifesta quando essa si pone in relazione con il movimento, e in particolare con il moto rapido, ovvero con la velocità. Pensate all’aliscafo che, sollevatosi sulle sue pale, corre sulla superficie del mare come se fosse una strada d’asfalto. Ciò può avvenire solo quando l’imbarcazione ha raggiunto una certa velocità e può iniziare a planare.

 

Un tuffo… sul cemento!

Al contrario, ma con contenuti analoghi, si può spiegare il fenomeno legato ai tuffi. Ovvero al fatto che sino a una certa altezza da cui si lancia il tuffatore, l’acqua è morbida, si apre e permette a chi si butta di cadere ed entrare in essa senza danno, con il liquido del mare o del lago che funge  da ammortizzatore.

Ciò però avviene solo sino a una certa altezza, che in genere è attorno ai 70-80 m. Oltre, infatti, l’acqua diventa dura e chi si lancia da altezze maggiori finisce con lo schiantarsi su una superficie divenuta inaspettatamente dura. Non a caso il record mondiale di altezza di tuffi è di 58,8 m., ovvero poco più in alto della… Torre di Pisa, che è alta “solo” 56,71 m. A quella altezza il recordman, lo svizzero di origine brasiliana Lazaro Schaller, è entrato nell’acqua alla velocità di 120 km/h. Mentre se qualcuno si lanciasse, per esempio, da 200 m. entrerebbe in acqua a velocità ancora maggiori, ovvero non vi entrerebbe proprio…

 

Una doppia natura

Questa doppia natura dell’acqua, che da morbido tappeto diventa muro a seconda della velocità di ingresso di un corpo in essa, è legata alla sua costituzione strutturale, in particolare a come si addensano le molecole tra loro e agli strati che esse formano.

Lo strato di acqua liquida che confina con l’aria, ovvero la sua superficie esterna, presenta  le molecole più compatte e vicine tra loro, generando quel fenomeno conosciuto come “tensione superficiale”, che permette, per esempio, a una piuma di non sprofondare o anche ad alcuni animali (per es., i Gerridi) di camminare sull’acqua.

D’altro canto, l’acqua non è mai una massa uniforme, ma è costituita appunto da sottili strati di densità anche solo leggermente diversa (per es., a causa di microvariazioni di temperatura o salinità) e nel caso di un’onda d’urto (per es., generata da un corpo che si muove in essa) è proprio il movimento elastico che viene trasmesso da uno strato all’altro che permette la penetrazione di un oggetto (oltre che la propagazione di un suono), con conseguenti limitazioni.

È il motivo per cui un sommergibile non può viaggiare sott’acqua a 200 km/h e  la spiegazione, assieme a quanto detto prima, per cui un tuffatore che si lanci in mare da un elicottero da un’altezza di alcune centinaia di metri o più farebbe la fine di una… frittella.

 

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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