In una goccia d’acqua sono racchiuse moltissime forme di vita e oggi le si può scoprire con il particolare sistema Labkit della SmartMicroOptics, che trasforma lo smartphone o il tablet in un vero e proprio microscopio.
SmartMicroOptics s.r.l. è una start-up, spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia, fondata nel 2016 dal fisico Andrea Antonini. La sua mission è fornire a tutti i mezzi per esplorare il mondo microscopico.
Abbiamo visto come il micromondo sia a un passo da noi, e come la sua esplorazione non sia più un’esperienza riservata solo a chi può permettersi costose strumentazioni. Sfruttando lo smartphone e lenti aggiuntive (ad esempio le lenti Blips), si possono realizzare foto e video macro di alta qualità degli organismi che vivono nel nostro giardino, sul nostro terrazzo, nel parco vicino a casa.

Labkit, un microscopio digitale per smartphone o tablet
Il passo successivo è la microscopia: superato infatti un certo numero di ingrandimenti, le immagini realizzate con smartphone o tablet tenuti a mano libera possono risultare mosse o sfocate. Inoltre, aumentando gli ingrandimenti conviene utilizzare un sistema di luce in trasmissione (ossia che attraversa il campione, così sottile da essere in parte trasparente). In questo caso, ci viene incontro il sistema Labkit realizzato dai creatori di Blips. Si tratta di un vero e proprio microscopio digitale low-cost, in grado di sfruttare il nostro smartphone o tablet per realizzare osservazioni microscopiche di qualità.

Come funziona?
Il sistema è semplice: sull’obiettivo dello smartphone si fa aderire la lente Blips. Il campione che vogliamo osservare, come in un microscopio tradizionale, va posizionato su un vetrino. Il vetrino a sua volta viene appoggiato su un supporto regolabile per la messa a fuoco, mentre lo smartphone o il tablet viene appoggiato su dei cavalletti appositi. Infine, una piccola sorgente di luce sfrutta un’apposita guida per illuminare il campione con precisione. Ed ecco che sullo schermo del nostro terminale avremo il nostro campione osservato al microscopio. Il risultato è sorprendente, e le immagini che si ottengono possono essere direttamente salvate sul telefono per essere prontamente condivise.

Quali esperienze si possono fare con un sistema del genere?
Il primo passo è osservare qualche vetrino preparato (il sistema ne include già tre), per prendere confidenza con il sistema di messa a fuoco. Poi si può cominciare a creare le proprie esperienze.
Tra i “grandi classici” della microscopia c’è l’osservazione di una goccia di acqua stagnante (ad esempio quella dei sottovasi, o il sottile velo d’acqua che ricopre il muschio fresco): in essa si possono trovare microorganismi sorprendenti, come il celebre e “indistruttibile” tardigrado, i rotiferi e le loro corone di ciglia rotanti, o anche i nematodi, comunissimi vermi che si possono trovare in grandi numeri nel terreno. Da lì in poi, si può provare con campioni di acqua dolce o di muffa, di yogurt o di infuso di fieno. L’unico limite è la fantasia.
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