La Relazione sullo Stato della Green Economy 2025, presentata agli Stati Generali della Green Economy, Organizzati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, analizza le tematiche strategiche della Green Economy in Italia.
Continuiamo a vedere cosa dice su tre temi importanti della green economy italiana.
Il sistema agroalimentare
Dopo 4 anni di recessione, il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca torna a mostrare segnali positivi, con un aumento in volume sia della produzione (+0,6%) sia del valore aggiunto (+2%). Il settore è stato trainato dal comparto agricolo, mentre i comparti non agricoli hanno registrato andamenti lievemente negativi, con una flessione nel volume del valore aggiunto dello 0,2% per la silvicoltura e del 3% per la pesca.
Per quanto riguarda l’agricoltura biologica, in Italia al 31 dicembre 2024 la somma delle aree certificate e in conversione è pari a 2.514.596 ha, con un incremento del 2,4% rispetto all’anno precedente e dell’81,2% in confronto al 2014.
I dati confortanti mostrati dal settore agroalimentare nel 2024 non devono però fare dimenticare le criticità legate in particolare alla aumentata frequenza di eventi climatici estremi: in Italia i danni causati da questi eventi hanno comportato costi pari a 135 miliardi di euro.
Consumo di suolo e gestione delle acque
In Italia la tutela del suolo rientra in diversi strumenti di programmazione, tra cui la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) – che inserisce tra gli obiettivi strategici “Arrestare il consumo del suolo e la desertificazione” – e il Piano per la transizione ecologica (PTE), che rimarca l’importanza di arrivare a un consumo netto pari a zero entro il 2030, anticipando quindi di vent’anni il target della Strategia UE, riducendo sensibilmente l’artificializzazione e realizzando interventi di deimpermeabilizzazione e rigenerazione. Il suolo consumato copre il 7,16% del territorio dell’Italia. Aumentano gli insediamenti logistici e produttivi ma anche il nuovo edificato residenziale. Nel 2023 la quantità di suolo consumato è aumentata in quasi tutte le Regioni ma con una maggiore intensità in pianura Padana, in particolar modo lungo la via Emilia e la direttrice Milano-Venezia. Il consumo di suolo non ha risparmiato le aree a pericolosità idraulica. La Relazione, infine, sottolinea l’urgenza di approcciare la gestione delle risorse idriche in maniera strutturale, affrontando organicamente le cause senza ricorrere solo a risposte emergenziali e tenendo conto delle importanti connessioni tra problematiche apparentemente distanti.
La transizione ecologica nelle città
Nelle città italiane, grazie alla spinta dei fondi del PNRR, sono in corso numerosi progetti nell’ambito delle tematiche della transizione ecologica: di mitigazione e adattamento climatico, per la transizione energetica, di gestione circolare dei rifiuti e delle risorse, di rigenerazione urbana, di ripristino ambientale, di aumento delle alberature e del verde urbano, di mobilità sostenibile e gestione delle risorse idriche.
La Nature Restoration Law Europea stabilisce obblighi specifici per i diversi tipi di ecosistema, fra cui quelli urbani. All’interno degli ecosistemi urbani. Gli Stati devono garantire l’azzeramento della perdita netta di spazi verdi urbani e di copertura arborea e assicurarne l’aumento entro il 2050.
Parte 1 – Luci e ombre della Green Economy
Parte 2 – Analisi della circolarità dell’economia italiana
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