I grandi naturalisti del passato sono stati spesso anche degli abili illustratori. Il perché è facile da intuire: in caso di lunghi viaggi in terre remote non sempre si potevano raccogliere campioni di tutte le nuove specie osservate e scoperte. Inoltre una buona capacità nel disegno poteva aiutare a descrivere meglio gli ambienti visitati e le popolazioni incontrate. In questa rubrica abbiamo parlato frequentemente di grandi naturalisti che furono anche abili illustratori, come ad esempio la tedesca Maria Sibylla Merian o l’americano John James Audubon, al punto che la loro arte surclassò in notorietà le loro scoperte scientifiche.
Come abbiamo avuto modo di raccontare, però, i viaggi del capitano James Cook, che ridisegnarono buona parte delle mappe marine dei tempi, furono un’incredibile fonte di scoperte naturalistiche. Ad accompagnare Cook nel suo primo viaggio ci furono i celebri scienziati Daniel Solander e Joseph Banks ma, insieme a loro, alla spedizione partecipò un giovane specializzato nelle illustrazioni, lo scozzese Sydney Parkinson.
Originario di una famiglia quacchera di Edinburgo, Parkinson mise da subito in mostra le sue ottime doti di illustratore botanico e venne assunto da giovanissimo da Joseph Banks, che era già uno scienziato piuttosto conosciuto, prima ancora di imbarcarsi con Cook. Con l’arruolamento nella spedizione dell’Endeavour, però, il talento di Parkinson venne definitivamente consegnato alla storia. Il giovane fu il primo artista europeo a mettere piede sul suolo australiano, il primo a disegnare un panorama di quelle remote terre, nonché il primo a disegnare degli aborigeni avendo di fronte a sé i modelli originali.
Durante il viaggio non mancarono le difficoltà: a Tahiti, ad esempio, fitti sciami di mosche si cibarono della vernice dei suoi quadri, quando ancora era fresca. Dovette viaggiare per anni in una minuscola cabina, stipata all’inverosimile di reperti raccolti di storia naturale durante le esplorazioni. Parkinson si dimostrò comunque metodico, ordinato e prolifico, nonostante le non poche difficoltà: si stima che durante gli anni di viaggio realizzò qualcosa come 1300 illustrazioni di piante, animali, popolazioni locali e panorami delle terre visitate. Scrisse inoltre lunghe e dettagliate osservazioni scientifiche e vocabolari delle lingue parlate dagli aborigeni e dai tahitiani.

Banksia ericifolia, acquerello di Sydney Parkinson pubblicato nel Florilegium, lavoro di illustrazione botanica di ineguagliata bellezza. © Sydney C. Parkinson/CC0
Fortunatamente, buona parte di questa immensa produzione è sopravvissuta all’incedere del tempo: il British Museum conserva 18 volumi di disegni originali, oggi interamente digitalizzati (si possono ammirare a questo indirizzo, insieme al suo dettagliato diario di viaggio). Fu inoltre il principale illustratore del Banks’ Florilegium, in cui venivano descritte centinaia di specie vegetali scoperte durante il viaggio.
Parkinson morì giovanissimo, si stima a circa 26 anni (la sua data di nascita non è sicura), nel 1771. L’Endeavour aveva da poco lasciato il porto di Batavia (oggi Giacarta), ai tempi capitale delle Indie Orientali olandesi, ed era diretto verso Città del Capo, per poi rientrare in Europa. Il giovane artista e scienziato non rivide mai la sua terra natia, ma le sue opere gli donarono l’immortalità, almeno nella memoria degli appassionati di arte e di natura.
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