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Ambiente
LA CAMPAGNA EUROPEA #PROTECTWATER

Zone umide: tutto quello che non si sta facendo per salvarle

Zone umide: tutto quello che non si sta facendo per salvarle

Redazione RN Redazione RN 8 Mar 2019

«Gli Stati membri dell’Unione non stanno agendo in attuazione della normativa europea per la tutela delle zone umide e questo mette a rischio la disponibilità d’acqua per la natura e per le persone».

L’accusa è stata lanciata dalla coalizione Living Rivers, che chiede all’Unione Europea maggiori tutele per la difesa del bene più prezioso: l’acqua.

 

Proteggere i fiumi

I corsi d’acqua europei sono in sofferenza ed è necessario l’attuazione di interventi rapidi e mirati. «Nonostante l’Europa sia dotata di una forte normativa sull’acqua, nel suo ultimo report la Commissione Europea fa un ritratto a tinte fosche sull’applicazione della Direttiva europea Acque (2000/60/CE). Gli Stati Membri non sono sulla buona strada per conseguire, entro il 2027, l’obiettivo del “buono stato ecologico”, previsto dalla normativa comunitaria per i fiumi, i laghi, le zone umide, i corsi d’acqua, le acque sotterranee e le acque di transizione e costiere» spiegano le associazioni.

 

Meno della metà è in buono stato

Secondo i dati, a oggi solo il 40% dei fiumi, laghi e zone umide europee possono considerarsi in buono stato.

«È veramente deludente, se non irresponsabile, constatare come lo strumento più efficace per tutelare e ripristinare gli ambienti acquatici non sia ancora oggi utilizzato pienamente» commenta la coalizione europea Living Rivers, che ha promosso la campagna #ProtectWater.

La piena attuazione della Direttiva richiede impegno e fondi adeguati.

«Tuttavia, un ampio numero di Stati Membri sta continuando a usare (e ad abusare) dei diversi tipi di deroghe consentite dalla Direttiva. Circa la metà dei corpi idrici (superficiali e sotterranei) sono in esaurimento. E la cosa ancora più preoccupante è che alcuni tipi di deroghe, come quelle che consentono agli Stati membri di fissare standard più bassi o di continuare a realizzare interventi dannosi, come impianti idroelettrici, opere di difesa dalle alluvioni e per la navigazione, sono utilizzate più frequentemente che nel passato, senza alcuna vera giustificazione» spiegano le associazioni.

A questo si aggiunge poi la mancanza di fondi adeguati, conclude la coalizione: «Il report della Commissione Europea rileva anche una mancanza di fondi sufficienti per attuare le misure che consentono di controllare la stessa attuazione della Direttiva».

 

La coalizione Living Rivers

In Italia, la coalizione è composta dalle seguenti associazioni:

  • AIPIN – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica
  • APR – Alleanza Pescatori Ricreativi
  • ARCI
  • Associazione Watergrabbing
  • CATAP – Coordinamento Associazioni Tecnico-scientifiche per l’Ambiente ed il Paesaggio
  • CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale
  • Federazione Pro Natura
  • FIPSAS
  • Gruppo 183
  • INU – Istituto Nazionale di Urbanistica
  • Italia Nostra
  • Kyoto Club
  • Legambiente
  • LIPU
  • SIEP – Società Italiana di Ecologia del Paesaggio
  • SIGEA
  • Slow Food
  • Spinning Club Italia
  • TCI – Touring Club Italiano
  • WWF Italia
  • AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio
  • Società Idrologica Italiana
  • CISBA – Centro Italiano di Studi di Biologia Ambientale
  • Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi Free Rivers Italia.
© riproduzione riservata
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