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Aria e clima: l’influenza della zootecnica

Aria e clima: l’influenza della zootecnica

Ylenia Vimercati Ylenia Vimercati 25 Mag 2018

Per sopravvivere abbiamo bisogno di aria da cui ricaviamo ossigeno. Ogni giorno però, non solo immettiamo nell’atmosfera una serie di sostanze nocive per noi e per l’ambiente, ma compromettiamo una risorsa esauribile che regola le concentrazioni di ossigeno e anidride carbonica sul Pianeta: la foresta.

Cos’ha la zootecnia a che fare con tutto questo?

Il ruolo degli allevamenti

La prima immagine a cui solitamente pensiamo quando si parla di emissioni di gas serra, sono le automobili. Decidiamo perciò di limitare l’utilizzo della nostra auto, sperando che gli altri facciano altrettanto. Confidiamo che il problema dell’inquinamento dell’aria e del riscaldamento globale potrà migliorare. Ma, come scrive lo storico Daniel J. Boorstin: in qualche modo ci siamo illusi di sapere. Uno studio del 2009 del Worldwatch Institute, sottolinea che abbiamo ampiamente sottostimato la fonte che causa circa il 50% delle emissioni di gas serra dovuta alle attività umane. Si stima infatti che le emissioni globali dell’industria zootecnica superino del 28% quelle dell’intero settore dei trasporti. Sembra che mangiare carne, uova e latticini provenienti dagli allevamenti, abbia un impatto ben più profondo sull’aria che respiriamo rispetto a tutte le vetture, navi, aerei e treni messi insieme.

Le emissioni

Tra i gas serra rilasciati dagli allevamenti troviamo l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) ed il protossido di azoto (N2O). Semplicemente respirando, i miliardi di animali allevati, immettono nell’ambiente anidride carbonica. Non solo respirano, ma digeriscono, defecano e urinano, rilasciando gas serra, ammoniaca e carbonio sotto forma di gas, letame e urina. Da uno studio dell’Università Politecnica delle Marche emerge che, all’interno del nostro territorio nazionale, le regioni con le maggiori emissioni sono quelle in cui si concentrano la maggior parte degli allevamenti, al primo posto la Lombardia. Qui inoltre il tasso di inquinamento da ammoniaca nell’aria è il più elevato ed è associato a disturbi alle vie respiratorie.

Henning Steinfeld, capo del settore informazione e politiche del bestiame della FAO, ha dichiarato che l’80% di tutte le emissioni del settore agroalimentare sono dovute agli allevamenti di animali a scopo alimentare. Questo perché l’intero processo produttivo, dalla coltivazione dei mangimi, al trasporto, alla lavorazione del prodotto e alla sua commercializzazione, consuma enormi quantità di combustibili fossili e libera gas serra e carbonio.

La rapidità dei cambiamenti

L’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, nel suo documentario Una scomoda verità, sottolinea come la concentrazione odierna di CO2 sia la maggiore mai misurata negli ultimi 650.000 anni; i livelli registrati dalla stazione di rilevamento di Mauna Loa (Hawaii) avrebbero superato le 400 ppm (parti per milione). Ciò che più spaventa è la rapidità con cui l’aumento sta avvenendo.

La FAO prevede che la produzione mondiale di carne si duplicherà entro il 2050. Il motivo non risiede solo nell’aumento della popolazione, ma anche nella crescita della richiesta da parte dei paesi in via di sviluppo. La carne è un vero e proprio status sociale; più i redditi aumentano, più la domanda di proteine animali aumenta. Dato che le emissioni derivanti dalla zootecnia raddoppieranno insieme al consumo di carne, l’intero processo di allevamento sarà di conseguenza un attore chiave nelle emissioni di gas serra e quindi del cambiamento climatico.

Foreste e ossigeno

Effetto diretto di allevare e nutrire il bestiame è il disboscamento di vaste aree di foresta e prateria. Le foreste pluviali sono veri e propri polmoni per il Pianeta; assorbono milioni di tonnellate di CO2 e, in base ai calcoli della Save the Amazon Coalition, liberano oltre il 20% dell’ossigeno disponibile nell’atmosfera. Abbattere e bruciare foreste e praterie significa quindi alterare questo sistema, rilasciando carbonio e riducendo la produzione di ossigeno da parte delle piante. Tale pratica comporta inoltre erosione e desertificazione dei terreni, con conseguente sollevamento di grandi quantità di polveri ad opera del vento e ripercussioni sulla salute umana.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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