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ma solo per scopi educativi

Da oggi si potrà nuotare in vasca con i delfini

Da oggi si potrà nuotare in vasca con i delfini

Claudia Fachinetti Claudia Fachinetti 6 Gen 2018

A scioglimento delle Camere già avvenuto è uscito in questi ultimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale l’ultimo decreto del ministro Galletti in merito alla custodia di animali selvatici in cattività. In realtà, si tratta semplicemente della modifica di alcuni paragrafi della direttiva 1999/22/CE sufficienti però, in sostanza, a consentire una pratica finora vietata: il nuoto con i delfini dei non addetti ai lavori in ambiente controllato, cioè nei delfinari. A seguito del decreto il mondo ambientalista è insorto spingendo il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare a specificare che “non si tratta di un via libera a questa attività ma una semplice deroga nell’ambito di iniziative di educazione ambientale senza scopo ludico” che, peraltro, venivano già in parte praticate. Probabilmente, però, il ministro non ha colto il senso della polemica: il problema, infatti, è proprio pensare che esista una qualche forma di educazione nell’entrare in acqua con animali detenuti, è il caso di dirlo, in pochi metri quadrati d’acqua quando in natura sono abituati a nuotare per chilometri e chilometri al giorno.

Certo, in questo caso, parliamo di animali quasi tutti nati in cattività, alcuni anche di seconda o terza generazione, il cui eventuale reinserimento in natura sarebbe faccenda molto complessa (tuttavia, c’è chi l’ha tentato, talvolta con successo, ma i rischi e i costi sono altissimi), ma il concetto non cambia. In Italia le strutture che mantengono in cattività i delfini (tutti tursiopi) sono l’acquario di Genova e Oltremare di Riccione, che hanno una visione per così dire più “espositiva”, appartenenti alla Costa Group, e Zoomarine di Pomezia di proprietà di una multinazionale messicana. La struttura già offriva ai visitatori, per 150 euro a testa, la possibilità di partecipare al programma “Emozione Delfini – un giorno da addestratore” con una sessione pratica direttamente in vasca (senza toccare, almeno finora, i cetacei). Il passaggio a gestione messicana non è casuale dato che proprio in Messico, uno degli ultimi paesi in cui era consentito catturare in mare i delfini per i delfinari, i parchi acquatici sono numerosi e molto redditizi e vi si praticano esperienze di nuoto e contatto con gli animali. I clienti sono soprattutto ricchi nordamericani o stranieri disposti a pagare centinaia di dollari per una foto con un “bacio” del delfino, per essere spinti sotto i piedi dai cetacei o trascinati in acqua aggrappati alle pinne pettorali. Attorno a queste strutture si è costruito un vero mondo fatto di matrimoni con i delfini, feste di vario genere, possibilità di contatto con i cetacei anche per bambini di un anno di età e poi una sorta di pet therapy con ragazzi con varie patologie, soprattutto psichiche. Su questo punto è bene ricordare che un delfino non è meno intelligente di un cane, principale animale utilizzato per questa attività, ma ha un approccio totalmente diverso con gli esseri umani, basato più sulla simpatica che sull’empatia, sulla curiosità piuttosto che sul compiacimento, com’è invece per Fido.

In Italia, per fortuna, non si mai arrivati a tali livelli e strutture volte al puro divertimento, come Gardaland, hanno rinunciato ai delfini tempo fa mentre quelle non idonee sono state chiuse (come Rimini). Ma pur senza mettere in dubbio l’amore e la professionalità delle persone che operano nelle strutture rimaste con questi animali incredibili il problema è quanto il loro benessere possa essere reale tra le mura di poche vasche (per legge devono essere più d’una). Essendo animali altamente sensibili, intelligenti e curiosi hanno bisogno di continui stimoli (provate a lanciare e riprendere ripetutamente un mazzo di chiavi davanti al vetro di una vasca e immediatamente i delfini accorreranno eccitati per la novità producendo abbondanti bolle dallo sfiatatoi, come a chiederti cosa fai, e rispondendo al gioco tentando di prenderlo con la bocca), di esplorare, scoprire interagire con i propri simili e difficilmente qualche palla e un cerchio potranno essere sufficienti sostituti.

Negli anni diversi addestratori hanno fatto dietrofront a cominciare dall’americano Ric O’Barry, che ha poi partecipato all’imperdibile documentario The Cove (sull’orrore della cattura-massacro di delfini di varie specie da parte dei giapponesi a Taiji), fino allo spagnolo Albert Lopez che ha lavorato anche a Genova e Oltremare di cui è stato responsabile addestratore. Confessandosi con la stampa Lopez ha ammesso che per quanto l’equipe si adoperi per rendere la vita dei delfini dei delfinari migliore stress, solitudine e sofferenza ai forti suoni sono inevitabili. Non a caso in tutto il mondo non sono mancati piccoli incidenti in cui i delfini, spaventati o stressati, hanno avuto segni di aggressività verso le persone in acqua, ma probabilmente anche questo fa parte, per il ministro, del presunto percorso educativo. Infine, se vogliamo parlare di tutela dei cetacei, gli esperti hanno dimostrato che non ci sono benefici per questi animali anche in considerazione del fatto che le specie più usate come i tursiopi al momento non sono in pericolo di estinzione – pur subendo il deupauperamento ittico dei mari e l’inquinamento. Al contrario, i delfinari giustificano e sostengono la crudele caccia ai delfini a Taiji che ogni anno porta alla distruzione di branchi e famiglie, fino a quel momento legatissimi, e alla morte di moltissimi individui. Come può esserci educazione in tutto questo?

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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  • cetacei e delfini
  • diritti degli animali

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