Gian Luca Gasca ci porta lungo il Sentiero Italia CAI, raccontandoci un’altra escursione, questa volta nelle aree protette dell’Abruzzo.
Il giornalista e scrittore di montagna, piemontese di 30 anni, è protagonista di un trekking a tappe lungo l’Italia, legato al progetto Linea 7000, da lui ideato per dimostrare che i Parchi italiani si possono raggiungere in maniera sostenibile, ovvero utilizzando solo mezzi pubblici.
di Gian Luca Gasca
Quando si pensa ai Parchi nazionali non può che venire in mente l’Abruzzo con le sue tre aree protette: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; il Parco Nazionale della Maiella; il Parco Nazionale del Gran Sasso. Tre ambienti accomunati dall’unicità di territorio, ma estremamente diversi tra loro.
Con il progetto “Linea 7000” ho deciso di unirli in un unico viaggio scoprendo, con piacere, come il sistema di trasporto pubblico abruzzese sia notevolmente migliorato rispetto al 2016, quando ho percorso le montagne della Regione durante la mia traversata appenninica da Cadibona ai Monti Nebrodi.

© Vito Delaurentis
Da Roma in poco più di un paio di ore si raggiunge l’Abruzzo e ci si ritrova a Pescasseroli, cuore del PNALM.
Qui è la figura dell’orso a farla da padrone. È dipinto sulle case, intagliato nel legno, scolpito nel bronzo. Qui all’orso, quello marsicano (una sottospecie differenziata geneticamente dagli orsi alpini), sono quasi devoti e hanno trovato un compromesso di reciproca sopportazione, a differenza di quanto continua ad accadere in molte altre zone d’Italia. Sono circa cinquanta gli esemplari che vivono in questo territorio, ricercano le aree più tranquille e meno battute dall’uomo riuscendo ad adattarsi con facilità a vari tipi di habitat.

Barrea. © Vito Delaurentis
Attraversate le foreste del Parco d’Abruzzo mi ritrovo sulle sponde del Lago di Barrea con i caratteristici borghi di Civitella Alfedena e Villetta Barrea. Sulle sponde del bacino, nato negli anni Cinquanta dallo sbarramento del fiume Sangro, si ritrovano ogni mattina decine e decine di cervi e caprioli. Uno spettacolo osservarli calmi sulle acque mentre l’autobus fila rapido verso nord.

Villetta Barrea. © Vito Delaurentis
Sulla Maiella tra storia e prime nevi

Il massiccio della Maiella. © Vito Delaurentis
Sale la quota quando mi ritrovo sotto il massiccio della Maiella. Dopo il Gran Sasso, che arriverà come conclusione di questo tour abruzzese, rappresenta il gruppo montuoso più elevato degli Appennini continentali. Io la intercetto a monte di Sulmona seguendo quelli che qui chiamano “Sentieri di Libertà”, in parte coincidenti con l’itinerario del Sentiero Italia. Lungo questi percorsi sono fuggiti migliaia di prigionieri dal locale campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Attraverso il Parco Nazionale della Maiella, da Sulmona a Casoli, in cerca di una via di fuga nell’Italia divisa in due dalla Linea Gustav. Sempre su questi sentieri, dopo l’armistizio dell’8 settembre, tanti giovani italiani hanno scelto di lottare per la liberazione d’Italia, in quell’Abruzzo divenuto improvvisamente terra di confine.

© Vito Delaurentis
Cammino per una giornata al cospetto del massiccio della Maiella su cui, durante la notte, è caduta una spolverata di neve. I boschi sono caldi, ma l’aria è fredda. Come fosse un anticipo d’autunno. Non incontro quasi nessuno durante il mio cammino, solo qualche animale ogni tanto e la bellezza dei borghi montani di Campo di Giove e Pacentro.

© Vito Delaurentis
Al cospetto del re d’Appennino
Da Pacentro l’autobus corre rapido verso valle. Prima mi riporta verso Sulmona, poi in direzione nord, fino a raggiungere Ofena. Da qui parte il sentiero, sempre in salita, che con circa 20 chilometri di sviluppo si addentra nel Parco Nazionale del Gran Sasso. Sempre a mezza costa sfiora borghi medioevali e angoli ricchi di storia.

© Vito Delaurentis
Per chi segue il Sentiero Italia non posso che consigliare di fare una breve deviazione fino a raggiungere la famosa Rocca Calascio. Ci troviamo sulla dorsale meridionale del massiccio del Gran Sasso, a circa 1400 metri di quota. Qui si trovano i resti di una fortificazione strategica per il controllo del territorio abruzzese. L’antica rocca realizzata in pietra permetteva un efficace controllo su una porzione di Abruzzo che va dall’altopiano di Campo Imperatore a quello di Navelli, senza dimenticare la vicina Valle del Tirino. Con l’età moderna non si è perso il suo fascino, tanto da divenire ambientazione prediletta per numerose pellicole hollywoodiane. Dal celebre “Ladyhawke” a “Il nome della rosa”, fino a “The American” con George Clooney. Ma anche numerose fiction Rai e lungometraggi di Mario Monicelli.
Da Rocca Calascio si potrebbe proseguire verso Santo Stefano di Sessanio, altro luogo carico di storia, seguendo un piacevole e panoramico itinerario che si sviluppa lungo una larga cresta erbosa. In realtà il Sentiero Italia corre a est rispetto alla mia posizione, su un percorso incastonato nella valle e nel bosco. È certamente meno scenografico ma garantisce la percorribilità durante tutto l’anno, anche quando l’inverno si abbatte violento sulle dorsali rendendo impraticabile la cresta.

Il Gran Sasso. © Vito Delaurentis
Eccolo finalmente, il Gran Sasso. Si innalza violento da Campo Imperatore, svettando nel cielo come una cima dolomitica. Imponente e calcareo segna la fine del mio viaggio abruzzese. Dopo aver attraversato la fiorita piana di Campo Imperatore, e aver raggiunto le pendici della montagna più alta d’Appennino, volto le spalle al gigante per scendere verso valle in direzione L’Aquila e poi Roma.

L’Aquila. © Vito Delaurentis
Il capoluogo abruzzese è un fermento con la sua moltitudine di gru che segna l’orizzonte. Segnano il panorama, significano rinascita nonostante tutto, nonostante il terremoto che qui non è solo un ricordo ma è ancora vivo nelle immagini e nel quotidiano delle persone. Oggi si guarda avanti e, alzando lo sguardo, si sorride a quegli uccelli di ferro che pian piano stanno ridando forma alla città.




