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L'AVVENTURA DI UN AVVOCATO SUGLI OTTOMILA – 3

Mattia Conte, un allenamento alla Rocky Balboa

Mattia Conte, un allenamento alla Rocky Balboa
Mattia Conte sulla terrazza del suo Mybed Montenapoleone, in piazza San Babila a Milano. © Maurizio Brera

Luca Serafini Luca Serafini 24 Giu 2019

Mentre pubblichiamo questo articolo, l’amico Mattia Conte è al Campo base sul Nanga Parbat, in Himalaya, dove sta portando avanti l’acclimatamento necessario alla sua impresa. Nelle precedenti puntate, (Da Milano alla conquista del Nanga Parbat e Senza ossigeno, con l’entusiasmo della vita) abbiamo raccontato chi è questo avvocato, alpinista non professionista, che si sta preparando a scalare con Sergi Mingote due Ottomila senza ossigeno consecutivamente, il Gasherbrum I e il Gasherbrum II.

Mattia conquista il suo primo Ottomila senza ossigeno lo scorso settembre, il Manaslu (8.163 m). Lo affronta da assoluto neofita, ma riesce comunque a portare a casa il risultato, guadagnandosi la stima di molti alpinisti professionisti.

«Prima di fare il mio primo Ottomila, il Manaslu, mi sono allenato per conto mio. Lì ho conosciuto Sergi Mingote, che ha apprezzato il fatto che io, unico tra i non professionisti, fossi salito senza ossigeno e mi ha detto: “Io il prossimo anno voglio fare Gasherbrum I e Gasherbrum II in sequenza. Vuoi venire con me?”. Io ho risposto sì, ma mi sono detto: “Questa volta, però, mi alleno sul serio!”.

Tornato in Italia, ho contattato Fabio Vedana, allenatore della Nazionale di triathlon, e Mike Mavic, ex campione del mondo di apnea, che è l’allenatore della Pellegrini e di Magnini per quanto riguarda la respirazione. Ho cominciato ad allenarmi a dicembre, portando a termine 25 settimane di allenamento, ovvero 400 ore, 60.000 metri di dislivello e 4.000 km in bici. Questo ha cambiato radicalmente il mio fisico e, come dice Fabio, da “pippa” sono diventato quasi un atleta».

Grazie al coach Fabio Vedana, la capacità aerobica di Mattia è aumentata del 20% in 12 settimane! © Mattia Conte.

Come ci si trasforma da uomo normale a scalatore di Ottomila senza ossigeno

«Io ho un battito cardiaco molto alto, non sono proprio un uomo da maratona. Ma ho un “vantaggio” rispetto agli altri, ed è quello di non essere un professionista. Quindi, mi sono dovuto allenare tanto; inoltre, faccio le cose per il piacere di farle. Non m’importa se ci metto 20 ore a salire… è importante “saper aspettare” – cioè stare anche 20 giorni fermo in una tenda perché c’è brutto tempo –; d’altra parte è anche fondamentale avere la capacità di faticare oltre i propri limiti.

Contrariamente a molti alpinisti, ho un fisico pesante, muscoloso, ho fatto un allenamento particolare; il muscolo è il carburante per salire».

 

La giornata tipo di allenamento

«La mia giornata tipo – quella di un uomo che lavora e non è uno sportivo professionista – è stata: allenamento alla mattina presto, se non ci riesci allenamento durante l’ora di pranzo, e sicuramente alla sera. Tra le 2 ore e mezza e le 3. Questo durante la settimana. Dopodiché, nel weekend, mi sono sottoposto dalle 13 alle 15 ore di allenamento al giorno».

Il Nanga Parbat (8.126 m) avvolto dalle nuvole. © Shahbaz Aslam – Creative Commons

Filo diretto con Mattia

Mattia Conte è ancora ai piedi del Nanga Parbat, in Pakistan, per la lunga e delicata fase di acclimatamento. Lui e Sergi Mingote non hanno intenzione di raggiungere la vetta, ma di salire lungo la via Kinshofer fino a Campo 3 per acclimatarsi e poi andare a Gasherbrum I e II, da salire in sequenza, che è l’obiettivo del forte scalatore catalano. Le nevicate stanno rallentando le salite di tutte le spedizioni impegnate sul Nanga Parbat. Nei giorni scorsi, una tempesta di neve aveva respinto chi cercava di portarsi a Campo 2, costringendo tutti a tornare al Campo base.

 

Riportiamo, di seguito, gli ultimi scambi di messaggi fra Mattia Conte e il direttore de La Rivista della Natura Pietro Greppi.

 

00,23 odierne (03,23 in Pakistan)

«Ciao Pietro, oggi ho in programma di tornare a Campo 1 e domani, martedì, di salire a Campo 2. Gli altri vanno direttamente a Campo 2. Dopo le difficoltà che ho attraversato nei giorni scorsi, ora l’ossigenazione del sangue è un po’ migliorata, la saturazione è tra 82-85%. Ma ho una forte contrattura muscolare alla spalla dovuta dalla posizione sbagliata nel sonno a causa del freddo. Quindi non riuscirei a scalare in un sol giorno, oggi, i 200 metri della parete verticale Kinshofer, più 10 ore di camminata. Sarebbero 14 ore. Le spezzerò al Campo 1, che sono 3,5 ore, e domani il resto, senza contrattura… Unico neo è che sarò da solo, ma ho sia il Garmin sia il satellitare».

 

09,42 odierne (12,23 in Pakistan)

«Ciao Pietro, per ora tutti fermi per maltempo…»

 

Mattia sostiene Eu-Brain

Mattia invita le realtà grandi e piccole che lo stanno sostenendo e quelle che vorranno far salire il proprio vessillo con lui sul tetto del mondo a fare una donazione all’Associazione no-profit Eu-Brain del dott. Luca Ramenghi, Responsabile U.O.C. Patologia Neonatale dell’Istituto Gaslini di Genova, per la promozione e la ricerca sulle problematiche della neurologia perinatale e dei gravi problemi di ipossia pre e durante il parto.

 

 

Mattia Conte sostiene l’associazione no profit Eu-Brain

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
  • argomenti
  • un avvocato sugli ottomila

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