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L'AVVENTURA DI UN AVVOCATO SUGLI OTTOMILA – 4

Mattia Conte, il mio menù d’alta quota

Mattia Conte, il mio menù d’alta quota
Questa foto scattata lo scorso da Mattia Conte dalla vetta del Manaslu (8.163 m) rende bene l'idea della quota che si raggiunge. © Mattia Conte

Luca Serafini Luca Serafini 27 Giu 2019

Il nostro amico avvocato Mattia Conte, alpinista non professionista, si trova in questi giorni sul versante Diamir del Nanga Parbat (8.126 m), lungo la via Kinshofer per un periodo di acclimatamento all’alta quota alternando giorni di riposo al Campo base e salite ai Campi alti, prima di tentare l’impresa di scalare, consecutivamente, due Ottomila senza ossigeno, il Gasherbrum I e il Gasherbrum II, in coppia con Sergi Mingote, il forte alpinista catalano.

Prima della loro partenza, abbiamo chiesto a Mattia quale sarebbe stato il suo regime alimentare durante il periodo di acclimatamento al Campo base e nel corso della salita in vetta.

Mattia: «Durante la spedizione, seguo un’alimentazione il più possibile uguale a quella di casa. Il mio concetto è che fa freddo, sei in un posto disagiato, perciò l’alimentazione deve essere il più possibile come piace a te, il più possibile normale; energetica, ma non liofilizzata. Mangiare bene aiuta sempre. Vi racconto un episodio: io non capivo niente di montagna, però sono andato per tanti anni in barca; sono arrivato al campo base con la mia bresaola, il mio grana, ecc., e uno scalatore francese, a cui mancavano tutte le falangi delle mani e dei piedi a causa dei congelamenti e che aveva fatto 30 volte il Monte Bianco, mi ha riso in faccia esclamando: “Ah!, ah!, les italiens!… che si portano il cibo dall’Italia”.

Il giorno dopo è stato portato via in elicottero, perché aveva la dissenteria. Vedo tanta gente che mangia quello che gli danno lì, ma al Campo base non sempre si mangia bene. Il pericolo della dissenteria è sempre in agguato.

Questo per dire che non sempre l’alimentazione là è sana, perché l’acqua non bolle a 100 gradi, non si riesce a lavare le pentole come a casa nostra, quindi mangiare delle cose sane, magari che ti porti da casa, ti aiuta, sia dal punto di vista del morale, sia dal punto di vista energetico. Col senno del poi, tutti mi hanno detto che è una cosa molto intelligente.

Come bevande, utilizzo soprattutto il tè (anche perché lì fai acqua con la neve e va insaporita).

Il mio menù d’alta quota prevede maltodestrine (carboidrati) messe nell’acqua per quando vai ad arrampicare e camminare, che equivalgono a un piatto di pasta; riso; proteine, principalmente carne di pollo ben cotto, bresaola; grana stagionato 36 mesi, perché è più proteico; il miele. Insomma, tutte quelle cose sane che ti danno energia e che sostanzialmente mangi anche quando sei a casa».

Con una scelta poco ortodossa tra gli alpinisti d’alta quota, Mattia preferisce cibi naturali rispetto alle barrette energetiche! © Maurizio Brera

Filo diretto con Mattia

Dopo che il maltempo ha bloccato tutte le spedizioni, con neve abbondante in alta quota e valanghe, sul Nanga Parbat è tornato il sole e il Campo base si è messo in movimento. Durante la salita Mattia non telefona, ma invia messaggi con il Garmin.

Riportiamo, di seguito, la sequenza temporale degli ultimi messaggi inviati da Mattia Conte al direttore de La Rivista della Natura Pietro Greppi.

01,47 del 25.06 (04,47 in Pakistan)

«Ciao Pietro, il tempo ora è decente, oggi partirò per Campo 1. Gli altri sono partiti prima per raggiungere in giornata Campo 2».

11,38 del 25.06 (14,38 in Pakistan)

«Sono arrivato a Campo 1, peccato che questa notte ho dormito male e non sono stato bene – disturbi tipici dell’adattamento all’altitudine – quindi mi sentivo debilitato e questo ha rallentato molto la mia salita. Di solito ci vogliono 3 ore, ne ho impiegate 3:40. Comunque procedo. Domani, se torneranno le forze, andrò a Campo 2. Sono un po’ demoralizzato perché l’acclimatamento procede lentamente».

12,10 del 25.06 (15,10 in Pakistan)

«La temperatura è buona, -24 °C con il sole. La tappa fino a Campo 2 sarà la più dura, circa 10 ore. Cercherò di dormire e di fare il pieno di bresaola per sostenere lo sforzo di domani».

13,31 del 26.06 (16,31 in Pakistan)

«Sono tornato a Campo 1. Oggi durante la salita verso campo 2 mi sono preso la mia prima vera valanga, con blocchi di ghiaccio. Ho finito l’acqua dopo 5 ore e, siccome ne mancavano ancora 10 da fare, sono tornato indietro per evitare di morire di sete… dopo essermi salvato dalla valanga! Il Nanga Parbat è veramente “la montagna assassina”, come viene descritta».

14,58 del 26.06 (17,58 in Pakistan)

«Fisicamente sto superando tutti i piccoli problemi che ho avuto. La saturazione dell’ossigeno nel sangue è all’83% a 5.000 metri e domani, dopo tutto il lavoro di oggi, dovrebbe salire ancora. I Gasherbrum I e II saranno più facili da affrontare, ma ci penserò al momento debito».

04,22 del 27.06 (07,22 in Pakistan)

«Buongiorno! Ho di fronte a me questa montagna, che è l’unico tra gli Ottomila che misura ben 4.000 m di dislivello dal Campo base alla vetta. Le altre sono tra 2.500 – 2.800 m. E poi ha il muro Kinshofer, che è in assoluto il muro più duro di tutti gli Ottomila, anche del K2».

15,05 del 27.06 (18,05 in Pakistan)

«Le quattro spedizioni presenti hanno deciso di partire il 29 per la vetta. A me mancano ancora 8-10 giorni di acclimatamento, quindi è impensabile. Il nostro sherpa è out per un principio di edema cerebrale. Io procedo con l’acclimatamento e non salirò a Campo 2 per evitare sforzi, visto che da oggi alla scalata del G1 e G2 mancano solo 6 giorni».

15,24 del 27.06 (18,24 in Pakistan)

«Ieri, durante la mia salita a Campo 2 ho scalato il Nanga Parbat tutto il giorno da solo… Al mio secondo anno di esperienza sugli Ottomila, non ci credeva nessuno che potessi farlo!».

 

Se vuoi rileggere le precedenti puntate

 

  • Da Milano alla conquista del Nanga Parbat
  • Senza ossigeno, con l’entusiasmo della vita
  • Mattia Conte, un allenamento alla Rocky Balboa

 

 

Mattia sostiene Eu-Brain

Mattia invita le realtà grandi e piccole che lo stanno sostenendo e quelle che vorranno far salire il proprio vessillo con lui sul tetto del mondo a fare una donazione all’Associazione no-profit Eu-Brain, del dott. Luca Ramenghi, Responsabile U.O.C. Patologia Neonatale dell’Istituto Gaslini di Genova, per la promozione e la ricerca sulle problematiche della neurologia perinatale e dei gravi problemi di ipossia pre e durante il parto.

Mattia Conte sostiene l’associazione no profit Eu-Brain

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

 

  • argomenti
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  • un avvocato sugli ottomila

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