Guardando al mare, anche le balene se la passano meglio che in passato: meno di 40 anni fa molte specie, come le balene franche, erano vicine all‘estinzione a causa della caccia delle grandi navi baleniere.
Poi qualcosa ha cominciato a cambiare, e se il modo si è accorto che le balene sono mammiferi intelligenti e sensibili, una buona parte del merito va a una specie in particolare: la megattera (Megaptera novaeangliae).
Questi cetacei dalle grandi pinne pettorali, lunghi fino 18 metri e pesanti più di 50 tonnellate, emettono, infatti, una grande varietà di suoni, arrivando a comporre melodie di grande complessità, che ricordano la nostra musica.
Nel 1970 uscì addirittura il disco Songs of the Humpback Whale, contenente le canzoni della megattera registrate da alcuni ricercatori, che fece molto scalpore e contribuì a dare un‘immagine completamente inedita di questi animali, trasformandoli in un simbolo della conservazione della vita negli oceani.
Oggi le megattere, assieme ad altre specie di cetacei, stanno meglio di una volta: si contano più di 80.000 individui, in aumento a livello mondiale (dati IUCN redlist), ma certamente il mare continua ad essere un luogo pericoloso.
Nel 1982 venne approvata una moratoria internazionale sulla caccia commerciale alle balene e, anche se alcuni paesi (il Giappone è il più noto) hanno ancora piccole quote di cetacei cacciabili, i veri pericoli per la conservazione dei cetacei oggi sono altri.
Primo fra tutti il disturbo dato dalle grandi reti da pesca nelle quali le balene rimangono impigliate, la diffusione delle plastiche che vengono ingerite e il traffico navale, aumentato a dismisura negli ultimi decenni, tanto che a volte grandi balene distratte vengono travolte dalle navi in spostamento rapido.
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